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Manuela Mariani, dirigente dell'ITIS e del Liceo Cecioni, racconta come partirà l'anno nei due istituti, e per il liceo potrebbe arrivare presto una succursale.

La super preside con 3800 studenti e 400 professori:
«Il primo obiettivo è che i ragazzi siano sereni»

 L'INTERVISTA (di Giulio Corsi):

Manuela Mariani, dirigente da due anni dell'ITIS Galilei. Con la reggenza del liceo Cecioni che le è stata  assegnata a inizio  mese, è diventata una sorta di super preside.

Come farà a gestire due istituti di queste dimensioni?

«Mi sono organizzata con i vari staff e i collaboratori degli uffici amministrativi. Fortunatamente siamo dirimpettai, basta  attraversare via Zola, e questo sicuramente mi faciliterà. Se c'è necessità di firmare, ma anche se c'è un'emergenza, in cinque minuti ci sono. Per il resto mi dividerò sulle due sedi».

È un riconoscimento importante dopo vent'anni da preside...

«Di più, sono quasi trenta. Sono stata una delle dirigenti più giovani d'Italia, quando superai il concorso, gli ispettori vennero a verificare le credenziali anagrafiche. Poi mi hanno fatto invecchiare più del dovuto». (sorride)

Ma chi glielo ha fatto fare? Avrà la responsabilità di 1850 studenti dell'ITIS, di 1950 del Cecioni e di oltre 400 tra docenti e non docente: quasi 4500 persone sono una brigata dell'Esercito, più dei residenti di tanti Comuni dell'Isola Elba...

«Mi piace il mio lavoro. Se non lo facessi con passione, certi sacrifici sarebbero insostenibili: questa estate non ho fatto un giorno di ferie e il mio staff si è articolato per affiancarmi sempre e comunque».

Ha ricevuto questo incarico in un momento storico per la scuola.

«Posso vantare uno staff allargato, non solo i collaboratori della vicepresidenza, ma il medico, i responsabili della sicurezza, docenti che mi supportano per aspetti grafici e informatici: qui all'ITIS abbiamo misurato tutte le aule, messo sottosopra la scuola per capire se ci stavano tutti i ragazzi e alla fine possiamo dire che tutte le classi entreranno nelle aule, in sicurezza, grazie ai banchi monoposto».

Al Cecioni la situazione com'è?

«Lì il problema nasce dal fatto che a ogni classe non corrisponde un'aula, visto che da anni è in uso la rotazione. Siamo alla ricerca di spazi didattici ulteriori, spero che la questione si risolva presto».

Dove vi allargherete?

«Glielo dico quando avremo la conferma definitiva».

Voci accreditate raccolte dal Tirreno dicono tuttavia che siano stati individuati in un edificio a ridosso dell'ex Ginori e che per l'accordo tra scuola, Provincia e proprietà manchi poco.Se arriveranno questi locali nuovi cosa cambierà al Cecioni?

«Si potrebbe fruirebbe dei laboratori per il ruolo che hanno evitando che siano adibiti ad aule e restituendo alla didattica l'autenticità che implica: la didattica laboratoriale è uno dei punti forti della tradizione pedagogica del liceo che si è sempre contraddistinto per un'offerta innovativa e inclusiva. Questo carattere deve mantenerlo, ne ha le prerogative».

È la stessa operazione che avete fatto all'ITIS con l'allargamento alla cosiddetta palazzina-cemento dell'Orlando in piazza 2 giugno.

«L'ITIS ha dovuto cercare ulteriori ambienti per garantire il distanziamento: quella è la nostra nuova succursale. Ci dirotteremo tutte le quinte a rotazione, sono 150 ragazzi in meno che avremo in via Galilei». È soddisfatta della soluzione?«È una palazzina luminosissima, con ingresso e uscite riservate all'interno dell'IPSIA. I lavori sono venuti bene: il pendant dei colori l'ho scelto io, dai radiatori alle porte, l'ho curato personalmente, sono diventata amica degli operai e loro amici miei, mi mandavano anche le foto dei lavori. L'altro giorno abbiamo fatto la presentazione ai ragazzi delle quinte ed è andata benissimo. Le aule sono nuove, come i bagni, e saranno attrezzate digitalmente. Un ambiente in cui i ragazzi staranno bene».

Da questo punto di vista aveva passato estati più travagliate: ricorda quando era all'Enriques?

«Diciamo che ho gestito la palazzina Cemento anche con l'esperienza di Calafati. Devo dire che la Provincia ci è stata molto vicina, in particolare la dottoressa Roselli, fondamentale, non si è mai fermata».

Sia all'ITIS che al Cecioni la partenza sarà ridotta...

«I ragazzi del Cecioni faranno per il primo mese tre ore, due turni in cui distribuire 77 classi: le fasce orarie saranno due, 8-10.45 il primo turno con unità orarie di 55 minuti. Poi 11.15-14. L'intervallo di mezz'ora tra i due turni serve per la sanificazione degli ambienti e il ricambio d'aria perché alcune aule saranno usate per entrambi i turni. Dopo due settimane sarà inserita la didattica integrata  distanza a complemento che sarà un valore aggiunto, o a inizio o a fine mattina. Partiremo con una gradualità di 4 settimane  i sperimentazione, che permetterà agli studenti l'elaborazione della nuova didattica e anche ai docenti di verificare la fattibilità. Poi andremo a intensificare l'orario che non può rimanere di tre ore al giorno».

E all'ITIS?

«Partiremo con 4 ore di 60 minuti al giorno».

Le regole da seguire quali saranno?

«Oltre agli orari scaglionati (all'ITIS alle 8 e alle 9) e all'uso dei vari ingressi, sarà obbligatorio l'uso delle mascherine quando si entra e nei corridoi. La mascherina potrà essere abbassata seduti al banco, purché sarà rispettato il metro bocca-bocca. Se si va alla lavagna andrà indossata, come al bagno. La misurazione della temperatura sarà a cura delle famiglie a casa».

In caso di sintomi ad un alunno che succederà?

«Abbiamo ambienti per l'eventuale ricovero dei ragazzi con temperature sopra 37.5 o altri sintomi. Al Cecioni vantiamo un sistema infermieristico, un infermiere a disposizione che gestisce tutte le problematiche di studenti che necessitano di soccorso, da un malore a un attacco di panico. È un servizio che è stato attivato 3 anni fa, un fiore all'occhiello: l'istituto si è sobbarcato di una spesa non indifferente. Vogliamo farlo anche all'ITIS in concertazione col presidio medico che ha in progetto la Regione».

Ai suoi 3800 studenti e ai suoi professori cosa vuol dire?

«La prima raccomandazione che ho fatto ai collegi docenti è che al di là delle norme e delle organizzazioni venga fatta  un'accoglienza attenta di questi studenti che sono lontani da scuola dal 5 marzo. Bisogna permettere loro di rientrare con serenità e il personale è tenuto a lavorare su questo aspetto. Pur consapevoli del periodo storico difficilissimo, i ragazzi vanno incoraggiati, accolti, è fondamentale che ogni insegnante attivi una relazione educativa con i suoi alunni, un ascolto, un dialogo motivante, che metta ogni ragazzo nella possibilità di sentirsi bene nell'ambiente scolastico. Non dobbiamo dimenticare il ruolo della scuola e il rapporto educativo che deve instaurarsi con ogni singolo studente. Voglio che nessuno perda di vista il messaggio educativo anche di serenità e motivazione che si deve dare agli studenti».