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L'Articolo de "Il Tirreno" su Stefano Massei: "All'ex normalista Stefano Massei il superpremio dei giovani matematici. È il primo italiano a conquistarlo rompendo l'egemonia di Usa e Cina":

Il mago dei numeri è un livornese che ama gabbione, mare e escursioni

«Di cosa mi occupo come matematico? Facendo un paragone in cucina, non c'è bisogno di essere a Masterchef per capire come si prepara una spaghettata per due. Ma se tu all'improvviso dovessi mettere in tavola i piatti non per due ma per duemila persone e tu avessi tutt'al più una mezz'oretta per inventarti qualcosa? L'importante a quel punto non è fare una pasta da gourmet bensì riuscire a fare qualcosa di decente, forse non all'altezza di Cracco o Cannavacciuolo, però in grado di dar da mangiare a tutta quella gente». Stefano Massei, 32 anni, spiazza chiunque si aspetti che un giovane talento matematico come lui abbia la faccia o da "nerd" o da secchione, rinchiuso dentro le pareti confortevoli del proprio piccolo mondo di numeri, al riparo dei guai e dai cocci aguzzi della vita quotidiana. Gli hanno assegnato il premio intitolato ad Alston S. Householder, «uno dei pionieri dell'algebra lineare numerica», come precisano dal quartier generale della Scuola Normale Superiore di Pisa, sottolineando che questo riconoscimento, «istituito nel 1971, viene assegnato ogni tre anni da un comitato internazionale» ed è «la prima volta che va a un italiano». Riguarda la migliore tesi di dottorato in questo specifico settore dell'algebra.
 
Un prestigioso premio - A Massei, giovane talento labronico, è stato assegnato questo prestigioso premio internazionale per la tesi difesa nel 2017 e scritta sotto la direzione del prof. Dario Bini del Dipartimento di matematica dell'Università di Pisa. Della Normale Massei è stato allievo del corso di perfezionamento in matematica e ora, dopo un passaggio all'Ecole polytechnique fédérale de Lausanne (Epfl), eccolo in Olanda ricercatore al Centre for Analysis, Scientific computing and Applications (Casa) della Eindhoven University of Technology. Con il trasferimento in mezzo a mulini e tulipani proprio nei giorni del lockdown per via dell'emergenza coronavirus («le mie cose erano sul camion per il trasferimento e non sapevo se ci sarebbero stati intoppi alla frontiera, insomma poi ce l'ho fatta»).
 
Inutile anche soltanto star lì a cercar di capire, noi al di fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, le argomentazioni della sua tesi vincente ("Exploiting rank structures in the numerical solution of Markov chains and matrix functions"): dunque, Massei si affida agli spaghetti per far capire di cosa si tratta. «La matematica - afferma - è un universo ad alta specializzazione in cui ciascuno si occupa di un settore particolare: il mio è abbastanza vicino all'informatica e ha il compito di trovare il modo di trattare enormi quantità di dati con modalità di calcolo sempre più veloci».
 
Lui sarà quantomeno bravino se ce l'ha fatta a essere prescelto da un club esclusivo di superesperti che ogni tre anni indicano i giovani talenti emergenti. Non solo: fin qui l'avevano fatta da padrone sia gli americani che i cinesi, stavolta il matematico livornese e Estelle Massart (Université Catholique de Louvain) hanno rotto quest'egemonia.
 
Fuori dagli schemi - Ce ne sarebbe di che mettersi in posa e atteggiarsi a genietto, ma non dev'essere un identikit che sta nelle sue corde («è un premio importante ma mi dipinga come se avessi preso il Nobel»). Semmai un po' fuori dagli schemi: cento alla maturità all'Iti Galilei indirizzo informatica Abacus, dov'era arrivato dalla scuola media Borsi ma anche una passione per il pallone («tifo Juve e fino a vent'anni ho giocato nel Livorno Nord Pontino, difensore centrale»), poi un po' di atletica, settore sprint («ma alla fine mi serviva soprattutto nelle partite di calcio a otto alle Cinque Querce insieme agli amici»). Mare e gabbione come ogni buon livornese ma negli anni in Svizzera nisba: «Lì ho scoperto la montagna, la ricetta del tempo libero da quelle parti prescrive ogni fine settimana della bella stagione di andarsene a spasso sui sentieri in montagna o lungo i laghi». L'importante è dare alla propria vita un campo largo in cui spaziare. Parola di algebrista doc: «Leggo libri che siano anche una tregua dall'attenzione ai numeri. Saggi come "Sapiens: da animali a dèi" di Yuval Noah Harari. Ma soprattutto romanzi: servono per far viaggiare la testa. Quali? Ce ne sono tanti ma, fossi costretto a indicare un titolo solo, me la giocherei con "Il conte di Montecristo"». Qualcosa del genere vale anche per la musica: «Ascolto di tutto, ma se mi chiedete un nome e basta, dico Bobo Rondelli». C'e un po' di spazio anche per qualche esperienza di volontariato: «Alcuni amici mi avevano chiamato al campeggio Caritas con i disabili di Castiglioncello. No, non sono un ragazzo di parrocchia, e a dir la verità la religione non fa per me, ma quello era un bell'ambiente dal punto di vista dell'esperienza umana»).
 
L'inizio a ingegneria - Massei se la tira così poco che l'inizio della sua carriera universitaria lo descrive come una mancata partenza se non un flop. Iscrizione a ingegneria ma - spiega - «nel primo anno sento che nel "motore" qualcosa va e qualcosa no: se c'è da affrontare esami di matematica o anche con chimica e fisica mi sento a mio agio, appena si va nel disegno tecnico proprio no. Non mi interessa, non è quel che voglio fare. Prendo il coraggio a due mani e passo a matematica: mi laureo con il prof. Bini». E' qualcosa che parla al cuore dei tanti ragazzi e ragazze alle prese con il disorientamento al momento di scegliere una facoltà: Massei è andato là dove lo portava il cuore.Anche il dopo-laurea è così: «Il dottorato l'ho provato in Toscana perché avevo la ragazza a Pisa e non volevo allontanarmi troppo». All'ateneo statale va buca, alla Normale no: lo prendono. Ma la passionaccia per i numeri da dov'è saltata fuori? Bisogna guardare al padre Ettore: è il titolare della ben nota ditta di famiglia nel settore degli articoli sanitari ma ha nel cassetto la laurea di ingegnere. «Ha sempre avuto un approccio scientifico alle cose, diciamo che mi ha contagiato questo modo così astratto e al tempo stesso così concreto di guardare la realtà. L'idea che con scienza e metodo si possa guardare la realtà, in certo modo controllarla». In famiglia, oltre al babbo, ci sono la mamma Serenella e la sorella Francesca (insieme a suo marito Sandro e alla figlia Elena).
 
Cervello in fuga - E ora si spalanca davanti a Stefano Massei un destino da cervello in fuga. «In realtà, fa parte del mio mestiere avere uno sguardo internazionale. In fuga? Sono ancora nella fase in cui è necessario uscire dalla tua "comfort zone" e incrociare quel che si muove fuori dai confini locali». Vabbè, ma Livorno come la vede uno che ha fatto la valigia? Massei respinge al mittente la solita idea della piccola patria come "morta gora". «Al polo high tech di Navacchio o in piccole realtà di Cecina e Rosignano ci sono sbocchi per mestieri qualificati. Ma, non giriamoci intorno, ci vorrebbe più apertura al cambiamento: al coraggio di uscire nel mare aperto delle opportunità. Lo sviluppo bisognerà inventarselo: senza chiedere solo al porto e al pubblico impiego di creare lavoro».
 
 
Ha spiccato il volo dalle Scuole Borsi e dall'ITI

«I nomi dei miei prof? Mi ricordo all'ITI indirizzo informatica Abacus insegnanti come Mazzaccherini e Leoni (matematica), come Uggeri (sistemi) o Sajeva (elettronica), come Bianchini (italiano e storia) oppure Adriani (informatica), Battisti (inglese). E se penso alle scuole medie Borsi ricordo Ghelarducci (lettere) e Sevieri (matematica e scienze), solo per citarne alcuni perché l'elenco sarebbe lungo».

All'ITI lo ricordano come «uno studente brillante in tutte le discipline, con particolare interesse verso la matematica». Durante i suoi studi all'ITI - ricorda il prof. Taddei - Stefano ha avuto modo di conoscere software orientati allo studio della matematica come Matlab e Maple, che lo hanno certamente introdotto ai successivi studi alla Normale di Pisa dove si è distinto per la sua dinamicità». Da non dimenticare anche «la sua dedizione ai compagni in difficoltà ai quali ha offerto sempre il suo prezioso aiuto».